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giovedì 8 luglio 2010

Pierabech 2010



"e via da qui ognuno sarà
il testimone della Carità,
il testimone di me, Verità"

(tre settimane di grazia)

martedì 8 giugno 2010

Bсе говорят,- но что мы зрим?

Мы пьем в любви отраву сладкую;
Но всё отраву пьем мы в ней,
И платим мы за радость краткую
Ей безвесельем долгих дней.
Огонь любви, огонь живительный, -
Bсе говорят,- но что мы зрим?
Опустошает, разрушительный,
Он душу, объятую им!
Кто заглушит воспоминания
О днях блаженства и страдания,
О чудных днях твоих, любовь?
Тогда я ожил бы для радости,
Для снов златых цветущей младости
Тебе открыл бы душу вновь.

(Евгений Баратынский)

giovedì 13 maggio 2010

non ci sarà nessuno a casa...

Никого не будет в доме,

Кроме сумерек. Один

Зимний день в сквозном проеме

Незадернутых гардин.


Только белых мокрых комьев

Быстрый промельк моковой,

Только крыши, снег, и, кроме

Крыш и снега, никого.


И опять зачертит иней,

И опять завертит мной

Прошлогоднее унынье

И дела зимы иной.


И опять кольнут доныне

Неотпущенной виной,

И окно по крестовине

Сдавит голод дровяной.


Но нежданно по портьере

Пробежит сомненья дрожь.

Тишину шагами меря,

Ты, как будущность, войдешь.


Ты появишься у двери

В чем-то белом, без причуд,

В чем-то впрямь, из тех материй,

Из которых хлопья шьют.

1931

(Б. Пастернак)

Non ci sarà nessuno a casa,

Tranne il crepuscolo. Il solo

Giorno invernale in uno spiraglio trasparente

Di tende non accostate.


Solo di bianche zolle bagnate

Il rapido balenio aleggiante.

Solo tetti, neve - e tranne

I tetti e la neve - nessuno.


E di nuovo disegnerà la brina,

E di nuovo mi opprimeranno

Lo sconforto dell’anno passato

E le vicende di un altro inverno.


E di nuovo mi scherniranno

Per una colpa non ancora perdonata,

E la fame di legna si avvinghierà

Alla finestra lungo la crociera.


Ma inaspettatamente lungo la tenda

Scorrerà il tremito di un’irruzione.

Misurando coi passi, in silenzio,

Tu, come l’avvenire, entrerai.


Tu apparirai sulla soglia

Con addosso qualcosa di bianco, senza stranezze,

Con qualcosa proprio di quei materiali

Coi quali si cuciono i fiocchi di neve.

1931 (B. Pasternak)




lunedì 19 aprile 2010

S. Kierkegaard


L'amore di Cristo per Pietro fu così senza limiti: nell'amare Pietro egli mostrò come si ama l'uomo che si vede. Egli non disse: "Pietro deve cambiare e diventare un altro uomo prima che io possa tornare ad amarlo". No, tutt'al contrario. Egli disse: "Pietro è Pietro e io lo amo; è il mio amore semmai che lo aiuterà a diventare un altro uomo!". Egli non ruppe quindi l'amicizia per riprenderla forse quando Pietro fosse diventato un altro uomo; no, egli conservò intatta la sua amicizia, e fu proprio questo che aiutò Pietro a diventare un altro uomo.
Credi tu che, senza questa fedele amicizia di Cristo, Pietro sarebbe stato recuperato? A chi tocca aiutare chi sbaglia se non chi si dice amico, anche quando l'offesa è fatta contro l'amico?


L'amore di Cristo era illimitato, come l'amore deve essere quando si deve compiere il precetto di amare amando l'uomo che si vede. L'amore puramente umano è sempre pronto a regolare la sua condotta a seconda che l'amato abbia o non abbia perfezioni; mentre l'amore cristiano si concilia con tutte le imperfezioni e debolezze dell'amato e in tutti i suoi cambiamenti rimane con lui, amando l'uomo che vede. Se non fosse così, Cristo non sarebbe mai riuscito ad amare: infatti dove avrebbe egli mai trovato l'uomo perfetto?

[S.K. Gli atti dell'amore]

lunedì 12 aprile 2010

Ancorato al cielo



chi ha un'ancora nel cielo
impara a stare nel mondo come un capolavoro

(Mastro Boschetto, marmocchi e ritocchi)


martedì 30 marzo 2010

Settimana Santa

"Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia.
Era disprezzato e non ne avevamo
alcuna stima."
(Is 53, 2-3)

La Settimana Santa sia per tutti noi occasione di conversione profonda.
Stiamo in attesa...

lunedì 22 marzo 2010

[giostra dei pensieri] ringraziamento

"Se tutto ciò che facciamo si affaccia sull'infinito,
si lavora più serenamente" (Vincent van Gogh)

Nei giorni appena trascorsi abbiamo lavorato, faticato, costruito, condiviso, riso, parlato, vissuto, dato e ricevuto molto.
E in questa grande grazia ci ricordiamo che Dio è molto più buono di quanto noi pensiamo.
Il pensiero che deve rimanere fisso in noi: è questo l'infinito su cui ci affacciamo.
Il nostro lavoro è stato sereno, gioioso: ha portato e porterà ancora frutto.

Grazie.
Una parola che non smetterò mai di ripetere, che associo a questo grande regalo che mi avete fatto.

Ecco il mio grazie, un pensiero e un'immagine. E tanta preghiera, riconoscenza, affetto.


...forse un vero Amore vale tanto?

venerdì 26 febbraio 2010

ohne dich (E. Fried)

Nicht nichts

ohne dich
aber nicht dasselbe

Nicht nichts
ohne dich
aber vielleicht weniger

Nicht nichts
aber weniger
und weniger

Vielleicht nicht nichts
ohne dich
aber nicht mehr viel


Non niente senza te, ma non lo stesso.
Non niente senza te, ma forse meno.
Non niente, ma meno e meno.
Forse non niente senza te, ma non più molto.

martedì 16 febbraio 2010

[una strada, apparentemente, poco meno di due metri...]

Carissimi,
cenere in testa e acqua sui piedi, una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all'acqua, più che alle parole. Non c'è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un "linguaggio a lunga conservazione". È difficile, per esempio, sottrarsi all'urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un'autentica martellata quel richiamo all'unica cosa che conta: "Convertiti e credi al Vangelo".
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d'ulivo benedetti nell'ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all'impegno per la pace, all'accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello "shampoo alla cenere", comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato. Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell'acqua nel catino.
È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l'abbiamo "udita con gli occhi", pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l'offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio. Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate. Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell'attesa di Cristo? "Una tantum" per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni! Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l'ardore, mettiamoci alla ricerca dell'acqua da versare... sui piedi degli altri. Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi. Un grande augurio.
Don Tonino Bello, Vescovo

giovedì 11 febbraio 2010

P.Coehlo


L'amore è sempre nuovo.
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o al paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.

Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo
i rami dell'albero della vita carichi di frutti:
non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.

È necessario ricercare l'amore là dove si trova,
anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza.
Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore,
anche l'amore muove per venirci incontro.
E ci salva.